Quanto ci piace parlare tutti allo stesso modo
Non ci resta nemmeno più di parlare bene. Se vi avevano quasi convinto che Valentino Rossi doveva andare in vacanza con la Canalis e che è di questo che dovevate informarvi sotto l’ombrellone, ma voi fate gli alternativi e leggete letteratura di nicchia, se avevate deciso di non fare il solito turismo di massa, ebbene, nonostante tutto, ricordate che, ovunque sarete, il banalismo linguistico non vi lascerà scampo. Vorremmo che si trattasse solo delle ormai cosidette “espressioni povere” che uccidono la nostra comunicazione, in realtà è peggio. La vera piaga sono le espressioni del momento, della durata di un amore estivo ma distruttive quanto un uragano. Da bella lì a come butta, passando da bella raga, che sbatti, bella zio, hai asciugato, mandami un cuba, ce l’hai una sizza?, ci sta dentro la tipa, per me una BM, “Andiamo a ballare col mio mezzo?”, strai tranzollo.I telegiornali, in carenza di notizie, gli dedicano puntualmente un servizio, chiamandolo linguaggio giovanile. Se avrete fortuna lo ritroverete tra qualche anno in un dizionarietto di slang, con una spiegazione ancora più distruttiva dell’espressione stessa. Ma ormai sarà non solo povero, ma povero e vecchio. A tratti fastidioso per la sua stessa anima decadente, a tratti in grado di strappare un sorriso, come quando si guardano vecchi diari scolastici.Controindicazioni: moderazione se avete passato i trenta, scegliete con cura le espressioni, potete mandare un cuba ma non chiedere una sizza.Eh, che storia.
